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Akinsanmiro si racconta: dal mestiere di barbiere al Monza

Ebenezer Akinsanmiro in azione con la maglia rossa del Monza

Ebenezer Akinsanmiro si è raccontato ai microfoni di SportyTV, canale sportivo nigeriano, in un’intervista in inglese di quasi sette minuti. Di campo si parla poco. Si parla invece della sua storia: il mestiere di barbiere imparato per avere un’alternativa, il torneo di Viareggio che lo ha portato all’Inter, la Coppa d’Africa. Sul Monza c’è una frase sola, che però dice come si trova:

«A essere sincero, dal primo giorno sono stato accolto bene dalle persone che ho intorno qui e vedo l’ambizione del club».

Il barbiere di riserva

Prima del calcio vero, in Nigeria, Akinsanmiro aveva fatto l’apprendista barbiere. Non per passione, spiega, ma per prudenza:

«Nel mio paese non è così facile diventare calciatore. L’ho imparato per avere qualcosa su cui ripiegare e mi ha insegnato anche a essere umile».

Da Viareggio all’Inter, poi Sampdoria e Pisa

È cresciuto nel vivaio dei Remo Stars. Nel marzo 2022 è arrivato in Italia per il torneo di Viareggio, dove lo hanno notato gli osservatori. A gennaio 2023 lo ha preso l’Inter. In nerazzurro ha esordito in Serie A il 25 febbraio 2024 contro il Lecce. Poi due prestiti, alla Sampdoria in Serie B e al Pisa in Serie A, prima di arrivare al Monza quest’estate, sempre in prestito dall’Inter. Di quei due anni dice:

«Giocare per questi due club è stata una grande esperienza. La Sampdoria è stata un po’ la mia prima squadra professionistica. Ho imparato molto da tutte e due, perché mi hanno cambiato mentalmente e mi hanno fatto capire quanto è importante vincere le partite».

La Coppa d’Africa e i suoi modelli

A dicembre 2025 la Nigeria lo ha convocato per la Coppa d’Africa, chiusa al terzo posto. Per lui era un obiettivo che si portava dietro da ragazzino:

«È stato un sogno che si avvera. Volevo arrivare in nazionale fin dall’Under 15 e anche la mia famiglia era felicissima per la convocazione».

Da ragazzino, racconta, non guardava molto calcio. Crescendo i suoi modelli sono diventati John Obi Mikel e Jay-Jay Okocha, poi Wilfred Ndidi, che alla Coppa d’Africa ha avuto accanto:

«Alla Coppa d’Africa, stando con Ndidi, ho visto la sua mentalità, l’aggressività e la disciplina. È un grande leader ed è molto umile».

Cosa vuole dal Monza

In Serie A ha giocato tre partite e ha già un assist. A Lecce era titolare in mezzo al campo, accanto a Folorunsho. Alla domanda su cosa vuole dare alla squadra risponde così:

«Migliorare me stesso, essere parte di qualcosa di importante a Monza e competere anche per qualche trofeo».

Per un trofeo, quest’anno, la strada passa dalla Coppa Italia, dove agli ottavi ci aspetta il Milan.

Dell’Italia, dice, apprezza soprattutto la cultura, il cibo, la disciplina e l’umiltà. Ha 21 anni e venerdì col Sassuolo ha la prima occasione per dare seguito a quelle parole.

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